“Sciamanismo e le tecniche dell’estasi” di Mircea Eliade

CONTEMPLARE IL PROPRIO SCHELETRO
Già prima di procedere all’acquisizione di uno o più spiriti ausiliari, i quali sono come i nuovi “organi mistici” di qualunque sciamano, il neofita eschimese deve superare vittoriosamente una grande prova iniziatica. Per riuscire, questa esperienza esige un lungo sforzo di ascesi fisica e di contemplazione mentale avente il fine di ottenere “la capacità di vedersi come uno scheletro…”
Questo importante esercizio di contemplazione, che equivale a una iniziazione, ricorda singolarmente i sogni degli sciamani siberiani, con la sola differenza che, nel secondo caso, la riduzione allo stato di scheletro è un’operazione eseguita dagli antenati-sciamani o da altri essere mitici, mentre fra gli Eschimesi si tratta di una operazione mentale di cui ci si rende capaci mediante una ascesi e degli sforzi personali di concentrazione. Qui come là gli elementi essenziali di questa visione mistica sono l’asportazione della carne, l’enumerazione e la denominazione delle ossa. Lo sciamano eschimese ottiene questa visione in seguito ad una preparazione lunga e dura. Gli sciamani siberiani nella maggior parte dei casi vengono però “scelti” e assistono passivamente al proprio smembramento da parte di esseri mitici. Ma in tutti questi casi la riduzione dell’uomo a scheletro contrassegna in egual modo un superamento della condizione umana profane e, pertanto , il liberarsi da questa… il liberarsi dall’illusione della carne porta a ritrovare in qualche modo la sorgente stessa della vita spirituale, che è ad un tempo “verità” e “vita”.
Da “Sciamanismo e le tecniche dell’estasi” di Mircea Eliade.
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